A Venezia ci si può arrivare in automobile e parcheggiare in Piazzale Roma, oppure in treno, sicuramente in traghetto ed anche anche in bicicletta, ma arrivarci a piedi (anzi di corsa) è del tutto particolare.
I runner’s della bassa ce l’hanno fatta a concludere la 22^ Venice Marathon.
Se poco prima dell’arrivo imprecavo con “ma chi c…… me l’ha fatto fare!”, ora posso serenamente dire di aver compiuto una piccola impresa. Una maratona come quella di Venezia, con un finale così particolare, anzi unico, ha un argomento in più per essere raccontata; è veramente unica da vivere.
E’ stato un weekend molto intenso. Ci siamo fatti accompagnare dalle nostre famiglie. Sabato pomeriggio ci siamo messi in macchina e dopo aver imboccato la A4 a Manerbio, l’abbiamo lasciata subito dopo la barriera di Mestre, in direzione del Parco di San Giuliano, per il ritiro dei pettorali. L’organizzazione, molto preparata, ci consegna tutto, pettorale, pacco gara con il bellissimo zainetto e gadget vari. Incrociamo tanta gente, anche il mitico Orlando Pizzolato, nello stand della rivista di cui è direttore. Si risale in macchina, direzione Dolo al nostro albergo, ci riuniamo con Gianfranco e family ed anche Attilio, che per l’occasione speciale si è aggregato al nostro numeroso gruppo. Attilio ci lascia a Dolo perchè è ospite, ma non dice di chi; ci si rivede la mattina seguente alle 7,00. Noi, dopo una bella camminata, si cena a Pizza e Pasta in un localino dove si può vedere perdere la Juve con il Napoli. Rientro in albergo e tutti a letto a riposare dopo aver preparato la borsa per il giorno seguente.
Sveglia alle 6,30. Colazione abbondante in attesa di Attilio che buca clamorosamente l’orario prestabilito. Arriva a 7,20 e……abbiamo capito perché!!! In fretta e furia prima che blocchino le strade andiamo verso Stra. Parcheggio vicino a Villa Pisani, salutiamo Barbara, l’amica di Attilio e c’incamminiamo verso la zona della partenza. Un fiume di gente come noi, stesse abitudini, stessi ritmi, ma vediamo anche cose nuove e curiose. Ci prepariamo, crema, ultima pisciatina scacciatensione, thé caldo e con calma andiamo a posizionarci nella nostra zona, dopo aver consegnato da sacca del cambio abiti al nostro TIR; la ritroveremo a Venezia.
Un serpentone umano lungo circa 300 metri o forse più si sta accalcando per la partenza. Escono i Top Runner da una viuzza al di la del fiume Brenta e un applauso dei 6500 li accoglie per guidare (velocemente) la maratona. L’elicottero della RAI ci riprende; ormai manca pochissimo, e gli abiti “da battaglia” vengono gettati a bordo strada. Anche Gianfranco finalmente riesce a liberarsi del suo maglione blu. Accendo l’IPOD sperando che mi tenga compagnia fino alla fine….
Ore 9,20. Bang! Si parte.
Cominciamo a correre in surplace tanta è la gente che si muove e dopo circa quattro minuti passiamo la start line sotto il gonfiabile Gatorade. Inizia per noi la 22^ Venice Marathon.
I primi Km li corriamo insieme ad un ritmo un poco lento, poi man mano che il serpentone si allunga, anche il nostro ritmo aumenta. Io e Paolo siamo davanti e iniziamo a distanziare Gianfranco e Attilio. Stiamo bene, la corsa è gradevole, il Brenta ci accompagna. Tanta gente che applaude, ci incita e ci dice che siamo grandi. Tanti gruppi musicali suonano (alcuni strimpellano paurosamente) allietando il passaggio dei runner’s. In effetti non è una corsetta qualunque…
Il nostro ambizioso obiettivo è quello di concludere sotto le 4 ore e a tutti i costi vogliamo stare al passo dei pacer’s delle 3h50’ con i palloncini verdi. Li becchiamo al 20° Km. Nel frattempo abbiamo passato Mira, Dolo, Malcontenta. Siamo alla 1/2 a Marghera in un ambiente surreale, quello del suo polo industriale. Si giunge a Mestre al 25° Km, le gambe cominciano ad appesantirsi, l’IPOD fa i capricci e non riesco più a sistemarlo; stiamo per superare il fatidico “Muro”. Periferia di Mestre, ci troviamo di fronte la passerella ciclopedonale sull’autostrada da oltrepassare; è molto bella e dopo averla valicata scendiamo verso il Parco di San Giuliano al 29° Km. Qualche saliscendi inizia a farsi sentire nelle gambe. Ecco il muro: 30° Km con il rilevamento di Radio DeeJay. Adesso viene il bello, anzì adesso si fa sul serio e infatti appena usciti dal parco, devo mestamente dire a Paolo di proseguire senza di me, la contrattura alla gamba sinistra si fa sentire; mi devo fermare un attimo per un poco di streching prima che i crampi mi assalgano. “Vai Paolo! Ci vediamo all’arrivo”. Lui prosegue la sua corsa. Riparto piano e vedere che mi superano un po’ mi infastidisce, allora spingo un poco di più. Purtroppo mi sembra di scorgere Paolo che cammina. Infatti anche lui è preda dei crampi a tutte e due le gambe. Ci risalutiamo e stavolta proseguo io. Sono solo, e purtroppo anche l’IPOD non mi può più tenere compagnia; sono rimasto solo nel periodo peggiore che scopro dopo una curva ed un cavalcavia: ecco il Ponte della Libertà lungo mt. 3850…..mi prende il panico di non farcela. La fila di lampioni stradali è immensa, la striscia di asfalto è impressionante, a destra il mare e a sinistra automobili e treni che imperturbabili continuano a passare, ma in fondo si vede Venezia. Allora apro il serbatoio della riserva di carburante, con un impeto di orgoglio abbasso la testa verso il basso e riprendo con il passo che mi è consentito. Mi giro ma non vedo più Paolo, Speriamo non si fermi. Km 35 nel bel mezzo del ponte, seguito dal rifornimento: bevo un paio di bicchieri di Gatorade e mangio mezza banana (quella del Costarica). I volontari ci incitano e ci dicono che siamo quasi alla fine. In effetti mancano solo 7 Km all’arrivo. Riprendo e alzo lo sguardo perché il panorama comincia ad essere più interessante, il ponte si alza verso la fine per un ulteriore sforzo, poi la discesa secca verso il porto si Venezia, dove le grandiose imbarcazioni da crociera stazionano in attesa dell’arrivo dei vacanzieri. Siamo al 40° ultimo ristoro e ultimo sorso di Gatorade, giro la curva e mentre mi sorpassa un tipo che sembra stia per soffocare, … ecco il primo ponte, preceduto con la scritta “14 ponti alla fine – 14 bridges to finish”. E’ la nuova unità di misura: i ponti. Sono sulla banchina in riva al mare, ecco un altro ponte, poi un altro poi il ponte sul canal Grande, ponte, ponte, ponte, la gente applaude ammassata alle transenne, vedo il campanile di San Marco, ci siamo, ci siamo, Piazza San Marco, manca poco ancora qualche ponte ed è finita. Ma ecco la sorpresa più bella, è Benedetta che mi saluta, salgo il ponte, mi fermo e la bacio, saluto Giuly e Gemma e riprendo, ancora due ponti, ma ecco il crampo al polpaccio, fa male ma subito dopo aver camminato qualche metro riparto. Ecco l’arrivo dopo il ponte n° 14.
Taglio il traguardo e fermo il mio Polar; sono sotto le 4 ore di pochissimo, ma ce l’ho fatta.
Dopo l’arrivo mi danno la medaglia, un sacchetto per il ristoro. Ho voglia di bere acqua che subito mi sorseggio con avarizia e poi mi dirigo a ritirate la sacca del cambio nell’attesa dell’arrivo degli amici. Dopo una decina di minuti arrivano Paolo poi Attilio e Gianfranco. E’ finita anche questa impresa! Tanta gioia ci riempie e tanta stanchezza si abbatte su di noi.
Ecco i protagonisti in Piazza San Marco e real time delle prestazioni.

Fabio 3h 58’45’’
Paolo 4h 09’01’’
Attilio 4h 11’59’’
Gianfranco 4h 12’00’
Ci ricongiungiamo alle nostre famiglie e……rifacciamo ancora i ponti al contrario per andare all’imbarco. Traghetto, automobile, autostrada, casa dolce casa…….
Ciao
Fabius
P.S. Poi anche l’IPOD ha ripreso a funzionare…..benedetta tecnologia!!!